Selvaggia, patrona di Calabria

Pubblicità-Rayanair. Calabria Lucarellijpg

Cominciamo così. La Calabria non è un altro paradiso. La Calabria “è il paradiso che in realtà è l’inferno, anzi un purgatorio infinito dove scontiamo pene anch’esse infinite di cui disconosciamo la maternità: non sono nostre le colpe per cui paghiamo, non sono nostre le colpe del disastro in cui viviamo”. Lo avevo scritto in Calafrica in uno dei tanti momenti di scoramento che solo noi calabresi possiamo capire.

Quello scoramento che ti viene dal sentirti inutile e impotente peggio di Don Chisciotte davanti ai mulini a vento perchè i calabresi sono da decenni in balia di amministratori che, più di qualsiasi altra regione italiana, hanno banalizzato, imbarbarito, volgarizzato il significato del nobile termine politica. Hanno amministrato i loro interessi non la res pubblica, ricattando i deboli in nome del pezzo di pane.

La Calabria sforna intelligenze e cervelli e poi li esporta, perchè terra ingrata, li costringe a mendicare e li strema costringendoli ad espatriare. Chissà , per esempio, quanti giovani grafici calabresi lavorano in agenzie pubblicitarie del nord o dell’estero…

E arriviamo all’argomento di questo post. Continua a leggere

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La normalità del figlio del mostro sulla TV di Stato

Rosaria aveva 22 anni quel maledetto maggio del 92. In una chiesa gremita gridava il suo dolore di giovane donna e madre a cui la mafia, a cui Totò Riina aveva rubato il cuore. Vito, suo marito, era saltato in aria insieme al giudice Falcone e Rosaria, più dei politici, più di chiunque ad ogni livello, trovò le parole giuste per rappresentare i sentimenti dell’intera nazione. Ricordiamole, quelle parole, che risuonarono dolenti e strazianti ,ma straordinariamente imponenti e potenti.

“Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato… chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare”.

Ricordiamole oggi quelle parole dopo che la televisione di Stato ha dato voce al figlio del mostro. Continua a leggere

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I commentatori di Italia

commentatori social media

E’ assodato da tempo ormai: i social network, facebook e twitter su tutti, sono le moderne piazze in cui gli italiani danno sfogo alla loro atavica smania commentatoria. Se nei decenni scorsi i bar , per gli uomini, e i negozi di parrucchiere, per le donne, erano il luoghi appositamente deputati a questa attività sociale e ludica, oggigiorno le tastiere e gli schermi sono stati eletti a sparlatoi virtuali in cui chiunque può commentare su qualsiasi cosa. Umberto Eco ha detto , e più volte il suo pensiero è stato ripreso proprio dai commentatori virtuali, che internet ha dato voce allo scemo del villaggio, il cui habitat naturale, aggiungo io, sono diventati proprio i social network, le piazze virtuali.

I commentatori di Italia, come accadeva in passato in luoghi reali, danno sfoggio di sapienza onnisciente e capacità critica che spazia dagli ambiti più diversi, dallo spettacolo allo sport, dalla politica alla letteratura. Tutti sanno commentare tutto e tutti hanno il coraggio di dire tutto. Mentre nella vita reale, si temono reazioni e giudizi, virtualmente si diventa leoni a cui l’insulto è sempre consentito.

Vediamo di analizzare alcune incongruenze e caratteristiche dell’italico commentare: Continua a leggere

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Pendolari

pendolari

I pendolari, specie quelli a lunga percorrenza, li riconosci subito per quella loro strana mania, incomprensibile ai più, di regolare l’orologio sempre 5 minuti avanti per quell’ansia del tempo che non li abbandona mai.

I pendolari sono agitati e nervosi perché vivono tre vite parallele: quella personale, quella lavorativa e quella in viaggio. Chi fa parte delle loro prime due vite non può capire la terza. Non si può capire un pendolare se non si è mai condivisa la sua ansia : “faccio tardi, perdo la coincidenza, se arrivo con un minuto di ritardo l’autobus parte…”.

I pendolari, quelli non ancora rassegnati, girano con il malox in tasca per contrastare i bruciori allo stomaco dovuti ad improvvisi attacchi d’ira. Protestano. Spesso , nelle stazioni piccole o medie, urlano dal binario verso l’ufficio movimento della stazione perché ormai con il servizio “viaggia treno” sul cellulare ne sanno più loro dei ferrovieri : “se il treno ha mezz’ora di ritardo, perché il tabellone indica 5minuti???” (peculiarità di Trenitalia: mai annunciare il ritardo tutto in una volta ma scaglionarlo a 5 minuti. Per non creare panico, forse). Continua a leggere

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Sono una donna…

Frida-KahloPS

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

Nessuno, nessuno sa
quando ho fame, quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e che quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo. Continua a leggere

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8 marzo : no party!

#8marzonoparty

Facciamo innanzitutto chiarezza sulle origini dell’8 Marzo. Molti credono che la data per la celebrazione della Giornata Internazionale delle donne sia stata scelta per commemorare le operaie morte forse a New York, forse a Chicago nel 1908 nel rogo di una fabbrica in cui erano state rinchiuse dal padrone. In realtà, di quel rogo non esiste traccia nella storia. Probabilmente lo si è sempre confuso con l’incendio della fabbrica Triangle di New York del 25 marzo del 1911.

L’8 marzo di un anno imprecisato quindi non c’è stata nessuna strage di donne.
Vi invito a leggere sulla confusione e l’incertezza che aleggia sul famoso giorno delle mimose l’articolo “Il Giallo 8 Marzo” di Susanna Nirenstein uscito su Repubblica nel marzo del 1987.

Le notizie “certe” sono molto più recenti: con la risoluzione 3010 (XXVII) del 18 dicembre 1972,  l’ONU proclamò il 1975 “Anno Internazionale delle Donne“. Nel dicembre del 1975 seguì la proclamazione del “Decennio delle Nazioni Unite per le donne: equità, sviluppo e pace“, tramite la risoluzione 3520 . Continua a leggere

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Donne che odiano le donne

donne che odiano le donne

Ci sono paesi nel mondo in cui per il solo fatto di essere donna si rischia la vita e paesi , come il nostro, in cui le donne sbagliano a considerarsi categoria a parte, quasi “specie” da proteggere alla stregua dei panda a rischio di estinzione.

Prima di proseguire ed attirarmi addosso l’ira di molte, a mia discolpa faccio una professione di fede: sono una femminista patologica che non solo crede nella parità, ma che addirittura è convinta che le donne , soprattutto nella gestione della cosa pubblica, hanno capacità infinitamente superiori … detto questo vi dico secondo me qual è uno dei problemi (forse Il Problema!) che ci impedisce  di accedere al potere: le donne, soprattutto ad alti livelli, odiano le donne, alla faccia della tanto decantata solidarietà femminile (che esiste,ma purtroppo è rara).

Donne crudeli, aggressive, competitive,  insidiose, disposte a tutto pur di arrivare e che, per raggiungere i loro scopi sono, Continua a leggere

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