I commentatori di Italia

commentatori social media

E’ assodato da tempo ormai: i social network, facebook e twitter su tutti, sono le moderne piazze in cui gli italiani danno sfogo alla loro atavica smania commentatoria. Se nei decenni scorsi i bar , per gli uomini, e i negozi di parrucchiere, per le donne, erano il luoghi appositamente deputati a questa attività sociale e ludica, oggigiorno le tastiere e gli schermi sono stati eletti a sparlatoi virtuali in cui chiunque può commentare su qualsiasi cosa. Umberto Eco ha detto , e più volte il suo pensiero è stato ripreso proprio dai commentatori virtuali, che internet ha dato voce allo scemo del villaggio, il cui habitat naturale, aggiungo io, sono diventati proprio i social network, le piazze virtuali.

I commentatori di Italia, come accadeva in passato in luoghi reali, danno sfoggio di sapienza onnisciente e capacità critica che spazia dagli ambiti più diversi, dallo spettacolo allo sport, dalla politica alla letteratura. Tutti sanno commentare tutto e tutti hanno il coraggio di dire tutto. Mentre nella vita reale, si temono reazioni e giudizi, virtualmente si diventa leoni a cui l’insulto è sempre consentito.

Vediamo di analizzare alcune incongruenze e caratteristiche dell’italico commentare:

  1. Quando i media virtuali parlano di alcuni personaggi più o meno famosi, a prescindere dai meriti, o di eventi di spettacolo-i commenti più diffusi sono: “Ma chi è”, “Non me ne può fregar di meno”, “Un altra notizia da aggiungere a quelle di cui non mi importa un…”. Se poi si va a guardare le classifiche dei termini più cliccati su google si scopre che tra gli eventi i più gettonati ci  sono “L’isola dei famosi”, il “Grande fratello” , “Miss Italia” e “Sanremo”. E al secondo posto delle parole più cliccate nel 2015 su Yahoo c’è “Belen” (per la cronaca, al primo posto si è piazzata l’Expo) e al terzo Kate Middleton. Quindi, mentre i commentatori ufficialmente sparano a zero con tastiere velenosissime su reali , soubrette e su perfetti sconosciuti che trovano i loro momenti di gloria in reality tristissimi,  in privato, invece di usare la rete per istruirsi e documentarsi, è proprio sugli oggetti delle loro accese critiche che cliccano più appassionatamente.
  2. Quando muore uno scrittore o un poeta, le bacheche si riempiono di citazioni cariche di rimpianto e di quegli odiosi r.i.p.  che non si negano a nessuno. In realtà, sei italiani su dieci in un anno non leggono neanche un libro . Nel 2012, “soltanto il 46% degli italiani ha letto almeno un libro, tra questi il 51,9% sono donne e il 39,7% uomini; per tracciare un paragone è utile sapere che tali numeri lievitano fino all’82% nel caso della Germania, al 70% in Francia mentre, in Spagna, il 61,4% degli intervistati si concede la lettura di (almeno) un libro” (da IlSole24Ore). Nelle piazze virtuali, quindi, gli italiani che non leggono rimpiangono chi scrive: un paradosso patologico.
  3. Quando si parla di politica, i commentatori si scatenano più di quando parlano di calcio. E’ un tripudio feroce di rivoluzionari, un florilegio di indignate elucubrazioni. A sentir loro nessuno merita il voto, sono tutti o fascisti o comunisti o fascisti e comunisti insieme. Nessuno dichiara la propria preferenza per una parte politica. Ci si aspetterebbe di conseguenza seggi elettorali sempre deserti e urne vuote. In realtà, alle politiche del 2013 hanno votato il 72% degli italiani, bel al di sotto del 78% del 2008, ma sempre una percentuale considerevole. Badate bene che stiamo parlando del 2013 anno in cui i commentatori virtuali erano già in piena e consolidata attività.

Detto questo, ma molto altro si potrebbe dire, condivido questo post su FB e Twitter a aspetto. Commentatori fatevi sotto!

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Una risposta a I commentatori di Italia

  1. diariodiunalettrice ha detto:

    “danno sfoggio di sapienza onnisciente e capacità critica che spazia dagli ambiti più diversi, dallo spettacolo allo sport, dalla politica alla letteratura.” Danno sfogo ai loro inutili pensieri!

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