Pendolari

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I pendolari, specie quelli a lunga percorrenza, li riconosci subito per quella loro strana mania, incomprensibile ai più, di regolare l’orologio sempre 5 minuti avanti per quell’ansia del tempo che non li abbandona mai.

I pendolari sono agitati e nervosi perché vivono tre vite parallele: quella personale, quella lavorativa e quella in viaggio. Chi fa parte delle loro prime due vite non può capire la terza. Non si può capire un pendolare se non si è mai condivisa la sua ansia : “faccio tardi, perdo la coincidenza, se arrivo con un minuto di ritardo l’autobus parte…”.

I pendolari, quelli non ancora rassegnati, girano con il malox in tasca per contrastare i bruciori allo stomaco dovuti ad improvvisi attacchi d’ira. Protestano. Spesso , nelle stazioni piccole o medie, urlano dal binario verso l’ufficio movimento della stazione perché ormai con il servizio “viaggia treno” sul cellulare ne sanno più loro dei ferrovieri : “se il treno ha mezz’ora di ritardo, perché il tabellone indica 5minuti???” (peculiarità di Trenitalia: mai annunciare il ritardo tutto in una volta ma scaglionarlo a 5 minuti. Per non creare panico, forse).

I pendolari si coalizzano tra loro, vittime incomprese di un sistema che nemmeno si sforza di funzionare. Socializzano tra loro esperienze tragicomiche : “ieri ci ho messo solo 4 ore perché il treno coincidente ha aspettato…”, “stamattina ho perso l’autobus per 1 minuto e quello dopo lo hanno soppresso”.

I pendolari passano gran parte della loro giornata in movimento o aspettando. Fumano, leggono, parlano, si creano soap opera intricatissime, si fa gossip sul gruppo del “treno prima” o di quello del “treno dopo”: tutto pur di non sprecare il TEMPO. I pendolari parlano con i numeri: “se il 728 ha più di 40 minuti incrocia il 3670 rallentandolo e perdiamo il 12696”, “se passa il merci il 12691 arriva tardi e il 3667 parte…”

I pendolari viaggiano su treni regionali sporchi, vecchi, fatiscenti il cui odore nauseante si cerca di coprire – senza pulire -con un disgustoso detersivo alla pesca. E che dire dei sedili sudici con i poggiatesta luridi, neri, disgustosi tanto che il pendolare soffre di dolori cronici alla cervicale perché, pur di non poggiare la testa, viaggia con il collo innaturalmente inclinato in avanti? Che dire delle coincidenze che secondo Trenitalia non esistono più, ma poi ti accorgi che esistono differenze perché se vai in una direzione esistono e se vai in un’altra no?

Sui pendolari, più che sui viaggiatori occasionali ricadono, con conseguenze disastrose sulla loro psiche provata, gli effetti dei disservizi cronici del trasporto regionale , soprattutto nel meridione dove non esiste la cultura della pianificazione ; dove non esiste alcuna coordinazione tra il trasporto su ruote e quello su rotaie; dove treni affollati di pendolari arrivano in stazioni importanti “strategicamente” e non hanno coincidenze con autobus per raggiungere il posto di lavoro; dove capita che un capoluogo di regione non sia collegato sufficientemente con la stazione principale del territorio (es Catanzaro e Lamezia Terme); dove capita che alla fine di un lungo viaggio, i pendolari si trovino ad aspettare l’ultimo mezzo pubblico per arrivare alla meta in una fermata che assomiglia più ad una discarica.

A Trenitalia non interessano i pendolari dei treni regionali. Punta all’alta velocità. Non fa caso al fatto che l’abbonamento mensile del pendolare è un contratto di trasporto e che, quindi, è suo obbligo trasportare il possessore del titolo di viaggio a destinazione… una proposta: l’abbonamento a punti! Accumuli punti a seconda del ritardo del treno, più ritardo più punti e il mese dopo sconti i punti raccolti. Basterebbe un centesimo per ogni minuto di ritardo per non pagare l’abbonamento per un anno!!!!

Scritto qualche tempo fa ma attuale perchè purtroppo la vita di noi pendolari non migliora mai, anzi. Dedicato ai miei compagni di viaggio e alla Associazione Fuori Binario di cui mi onoro di essere tra i soci fondatori e che da un decennio è impegnata nella tutela dei pendolari dell’Alto Tirreno Cosentino.

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