8 marzo : no party!

#8marzonoparty

Facciamo innanzitutto chiarezza sulle origini dell’8 Marzo. Molti credono che la data per la celebrazione della Giornata Internazionale delle donne sia stata scelta per commemorare le operaie morte forse a New York, forse a Chicago nel 1908 nel rogo di una fabbrica in cui erano state rinchiuse dal padrone. In realtà, di quel rogo non esiste traccia nella storia. Probabilmente lo si è sempre confuso con l’incendio della fabbrica Triangle di New York del 25 marzo del 1911.

L’8 marzo di un anno imprecisato quindi non c’è stata nessuna strage di donne.
Vi invito a leggere sulla confusione e l’incertezza che aleggia sul famoso giorno delle mimose l’articolo “Il Giallo 8 Marzo” di Susanna Nirenstein uscito su Repubblica nel marzo del 1987.

Le notizie “certe” sono molto più recenti: con la risoluzione 3010 (XXVII) del 18 dicembre 1972,  l’ONU proclamò il 1975 “Anno Internazionale delle Donne“. Nel dicembre del 1975 seguì la proclamazione del “Decennio delle Nazioni Unite per le donne: equità, sviluppo e pace“, tramite la risoluzione 3520 . Il 16 dicembre 1977 (risoluzione 32/142) l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propose ad ogni paese di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale“. L’8 marzo, già festeggiato in molte Nazioni nonostante le origini incerte, fu scelto come data ufficiale da molte Nazioni.

E’ inutile negare che la tutela dei diritti delle donne nel mondo abbia fatto passi da gigante dagli inizi del ventesimo secolo. E’ però innegabile allo stesso modo  affermare che in ogni angolo del mondo conosciuto, più o meno progredito, le donne non godono degli stessi identici diritti degli uomini.  La maggioranza dei poveri del mondo sono donne; in media, le donne percepiscono salari inferiori del 30/40 %  rispetto agli uomini . Inoltre, le donne di tutte le nazionalità, età, religione continuano ad essere vittime di violenze, spesse volte domestiche, che le privano della vita o, se non le uccidono, le rendono disabili nel fisico e nell’anima.

Non c’è proprio niente da festeggiare ogni 8 marzo con festini tristi da sole donne in libera uscita. Come se si trattasse di gentili concessioni. L’8 marzo non si festeggia. Si riflette, non da sole, ma con i propri mariti, padri, figli, compagni, amici. Si riflette per correggere gli errori del passato e costruire  insieme , uomini e donne, un futuro in cui il genere non sia più motivo di crudele vessazione ed ingiusta discriminazione.

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