L’Istituzionalizzazione del Puttanesimo

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Dettaglio da Corrupt Legislation (1896)di Elihu Vedder.Library of Congress Thomas Jefferson Building, Washington, D.C.

La storia è fatta di corsi e ricorsi. Si susseguono periodi di benessere e periodi di crisi. Nella Bibbia, Giuseppe fece quel sogno premonitore, le 7 vacche grasse e le 7 vacche magre, 7 anni di abbondanza seguiti da 7 di carestia. Stiamo vivendo un periodo nero, un incubo economico i cui effetti ricadono soprattutto sui più deboli: sono le nostre vacche magre a cui non potranno non far seguito le vacche grasse. Non si potrà non migliorare, non per merito di chi ci governa, ma perché peggio di così non è possibile. Dopo il buio, storicamente, in un modo o nell’altro, arriva sempre la luce. Corsi e ricorsi.

Questo per quando riguarda le condizioni economiche. Ci sono aspetti del vivere comune, però, che si insinuano nel tessuto sociale, in modo subdolo e tenace, e che, purtroppo, subiscono la legge dei corsi-e-ricorsi meno incisivamente, tanto profonde sono le loro radici, cresciute lentamente ma difficilissime da estirpare. Aspetti che diventano consuetudine, accettati comunemente perché tanto così fan tutti.

L’edonismo berlusconiano, prodotto indecente del ventennio del cavaliere, è solo il risultato finale di un processo più lungo nel tempo. Già durante il quarantennio democristiano, prassi diffusa era il “do ut des”, il classico voto di scambio: votami e ti do questo, di solito,anzi  spesso, un posto di lavoro o una pensione d’invalidità. L’inizio della fine.
Perché i posti da concedere non erano sufficienti e allora si creavano enti appositi da sovraccaricare di personale pressoché inutile o si preferiva sovraccaricare enti e amministrazioni già esistenti  alla faccia del merito o dei bisogni reali, con conseguenze drammatiche sul sistema previdenziale e sulla stessa pubblica amministrazione.

Era l’alba dell’era del puttanesimo, evolutosi poi negli anni avvenire fino ad arrivare alla istituzionalizzazione conclamata con l’avvento del cavaliere.

Preferisco, di solito, uno stile pacato che non lasci spazio al turpiloquio o all’uso studiato di parole volgari che possono risultare sgradite a molti (anche se gradite a molti altri, visto il successo di siti di informazione e pagine facebook che hanno un modus operandi differente e fanno della provocazione il loro punto di forza). In questo articolo uso una parola forte che serve però a rendere l’idea più di qualsiasi sinonimo e che è derivazione di un’altra, puttana, ormai diventata di uso comune (si dice sempre così per giustificare la volgarità, è il così fan tutti di cui sopra). Me ne scuso e tutta questa manfrina farà sogghignare qualcuno più disinibito.

La puttana del XXI secolo non è la/il prostituta/o che vende il suo corpo per strada. Le/i prostitute/i costrette/i a vendersi per bisogno o con l’inganno sono vittime; le escort di lusso o gli accompagnatori che lo fanno per guadagnare tanto senza troppo sforzi (dipende dai punti di vista, c’è chi piuttosto preferisce piantare cipolle per 14 ore di fila per 10 euro al giorno) sono professioniste. Le Puttane, quelle vero, nel senso più dispregiativo del termine, sono altre/i.

I furbetti nati bene che hanno avuto l’occasione di accedere alle casse pubbliche, i furbetti nati meno bene che hanno sgomitato per ottenere la stessa occasione. Puttana è chi vende se stesso, la propria integrità (posto di averla mai avuta) in cambio del potere di disporre a proprio piacimento dei soldi che, invece, dovrebbero servire al benessere della collettività. I Fiorito e/o i Rizzi che riempiono le amministrazioni pubbliche (anche se non sono tutti così) sono le vere Puttane della nostra epoca: non sono più uomini e donne, hanno venduto e tradito la loro umanità in cambio del potere.

Il Puttanesimo rientra in quei comportamenti tollerati in quanto consuetudini, come si diceva all’inizio, difficilissimi da sradicare. Occorrerà una vera rivoluzione culturale che richiederà anni. Inculcare nei giovani che la soddisfazione sta nell’aiutare il prossimo non nel fregarlo sarà l’impresa del secolo, almeno nel nostro Paese. Un’impresa che dovrà riguardare tutti, indistintamente.

 

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