La tragedia delle piccole spose

tragedia piccole spose

Una bimba di otto anni morta dopo la prima notte di nozze a seguito della violenza subita. Come si fa a leggere una notizia del genere? E come si fa a scriverne, ad esprimere una opinione? Atrocità. Sdegno. Rabbia feroce. Le parole non bastano. E a costo di far rabbrividire i puristi dell’indignazione politically correct, ti assale una incontrollabile voglia di vendetta, bruciante, dirompente, che ti sconcerta perché, normalmente, cerchi sempre di trovare una spiegazione, una ragione, una attenuante agli orrori umani.

Bimba simbolo, martire di un “costume” indecente, è la piccola Rawan, uccisa nel 2013. Del “marito”, la bestia, un quarantenne, schifoso come i parenti di Rawan che hanno concesso l’obbrobrio, non si sa niente.

Rawan era yemenita, sposa bambina come tante nel suo paese dove più di un quarto delle donne si “sposano” prima dei 15 anni. Bambine di 6, 7, 8 anni date in pasto dai mostri-familiari ai mostri-mariti e che muoiono come Rawan o, se sopravvivono, muoiono di parto.

Accade anche in altre parti del mondo, India, Nepal, Afghanistan, Etiopia. In Yemen, però, c’è addirittura una copertura “legale” a questa oscenità. Si pensi che nel 1990 fu annullata dal parlamento una legge che vietava il matrimonio prima dei 15 anni per tutelare questa “tradizione” inumana.

E’ impresa difficilissima frenare la strage. In Yemen, il matrimonio con le bambine ha profonde radici religiose, culturali e tribali e per estirparle è necessario un processo di educazione profondo di cui dovrebbe farsi carico l’intera comunità internazionale.

La strage delle piccole spose è un crimine contro l’umanità al pari di tante altre oscenità più note. Da qui non possiamo fare molto, se non parlarne e indignarci e ricacciare dentro l’angoscia e il ribrezzo per tanta nefandezza. Le parole dette e scritte, anzi urlate da molti hanno un potere straordinario. Gridiamolo insieme allora: MAI PIU’ SPOSE BAMBINE!  E non è vero che non serve a niente: nel nostro piccolo, a centinaia di km di distanza dallo Yemen, ma nel mondo globale che annulla tutte le distanze, solo il silenzio non serve a niente. Le urla arrivano anche nella terra di Rawan.

 

  • Foto del premio Pulitzer Stephanie Sinclair per National Georaphic

NB questo articolo leggermente modificato era stato pubblicato sul sito di TabuleRase , ora chiuso, e da qui ripreso da PaperBlog qui

 

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