La crisi della “mia” ragione

eiffel-tower-peace-signVenerdì sera quando cominciavano ad arrivare le prime notizie di quanto stava accadendo a Parigi ho tolto la connessione dati dal telefono. Non c’era niente di certo e tagliando i contatti con il mondo mi illudevo di rimuovere l’orrore. Ho imposto alla mia ragione di non pensare al terrore, l’ho ingabbiata nell’illusione che non si trattasse dell’apocalisse ma solo di incidenti e coincidenze, l’ho bloccata sull’abisso del crollo.

La notte ho dormito, almeno credo ma non ne ho la certezza, e alle 6.30 ho preso il telefono in mano e con uno sforzo tremendo, lottando contro quella parte di me che voleva continuare a credere all’illusione, mi sono riconnessa al mondo e la mia ragione non ha retto.

Solo le prime parole di un titolo sono bastate ad annientare ogni residuo di autocontrollo e ho pianto come non avevo fatto mai prima per nessuna delle altre stragi, per nessuna altra tragedia che mi aveva si addolorato ma non distrutto.

Dentro di me ho cercato i motivi di questa reazione e purtroppo le ho trovate: la mia ragione è crollata per la paura. D’un tratto il terrore è entrato nella mia percezione materiale delle cose e ha avuto il sopravvento sul dolore.

E io pacifista da sempre, io che ho sempre saputo che il terrorismo ha proprio l’obiettivo di far prevalere la paura sul raziocinio, io che ho sempre pensato che l’Occidente ha le sue colpe vergognose, ho vacillato, ho ceduto e ho pensato alla guerra. Ci penso ancora adesso che sono passate ore, la paura però non è passata.
Penso all’art. 5 del Trattato di Washington : “Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”. Ed è inutile girarci intorno, la Francia è stata attaccata. E’ necessaria una azione,ora subito. Ma quale azione? Quale guerra, di chi contro chi?

Io, impaurita, terrorizzata, questo proprio non lo so.

Fermare gli occidentali o gli arabi alleati che vendono armi ai terroristi, portare il benessere nelle zone dove il terrorismo si nutre della fame e della rabbia, sono azioni che già da decenni la comunità internazionale avrebbe dovuto scegliere invece di alimentarne non contrastandole altre poco limpide e immorali. Ma il tempo ora non c’è più. Il tempo è finito. Lo abbiamo perso pensando che l’Occidente , spesso arrogante e prepotente, avrebbe vinto comunque.

Ora la mia ragione in crisi mi induce a pensare che tergiversare ancora vorrà dire pericolo di tenebre per ciascuno di noi, per i nostri bambini per i quali la paura è ancora più attanagliante. E lo so benissimo che i bambini siriani continuano a morire, lo so benissimo! Ma muoiono anche sotto i colpi delle stesse bestie che stanno minacciando i nostri! E allora? Continuiamo a farli fare?

La mia ragione in crisi subisce poi colpi impietosi dai commenti che si leggono sui social network. Ci sono i pacifisti che si indignano, i razzisti che si esaltano, gli idioti che se la prendono perfino con il gruppo rock che stava suonando al Bataclan.

Accade soprattutto, forse soltanto, nei commenti italiani che rispecchiano quelli dei nostri politici. Per esempio, sulla pagina FB del gruppo Eagles of Death Metal si susseguono in inglese commoventi resoconti della notte di morte e messaggi di solidarietà alla band mentre un post del Fatto Quotidiano sul concerto insanguinato è subissato di indecenze da parte dei “commentatori italici” .In Francia e nel mondo prevale la compostezza, prima il cordoglio e l’emergenza, poi si spera un ragionamento finalmente serio su cosa si dovrà fare. In Italia , ancora prima del cordoglio, la polemica becera.

E la ragione, sempre la mia, continua a vacillare… E penso alla Fallaci ora quasi santificata dalla rete e a Terzani. Li ho amati ed amo allo stesso modo. Oriana con i suoi libri mi ha guidato nella crescita sin dalla prima adolescenza e quando, dopo l’11 settembre, gridò in quel modo il suo dolore, forse stava sentendo ciò che sento io ora. La sua ragione vacillava come la mia ora.

L’unica certezza che mi rimane è che gli uomini sono tutti uguali, non esistono musulmani, nè cattolici o buddisti, solo uomini, buoni o cattivi, ma solo uomini.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Politicamente parlando e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...