Quel pomeriggio in cui spararono al Papa

Il 13 maggio del 1981 avevo 11 anni e mezzo. Una calda primavera come tutte le primavere calabresi. Precoce per la mia età, nel pomeriggio preparavo una macedonia di fragole per i miei fratelli più piccoli mentre mia madre sfaccendava in giardino. Il mare che mi affiancava alla finestra era calmo e sereno. L’aria era calma e serena. Il mondo sembrava calmo e sereno. Ascoltavo la radio e pensavo ai compiti di scuola mentre tagliavo le fragole che inondavano la cucina assolata con il loro profumo. D’un tratto il mondo per me perse la sua calma che, come ho capito più in là, era solo apparente. Una notizia straordinaria squarciò le frequenze … “Hanno sparato al Papa!”. Per quanto precoce, sempre una bambina ero e il primo istinto fu affacciarmi dalla finestre e chiamare mamma. “Hanno sparato al Papa!”.

“Misericordia”, fu il suo grido allarmato e ciò che avevo intuito divenne certezza. L’evento era straordinario e inimmaginabile. Enormemente più grande dei miei quasi 12 anni.

Di quel pomeriggio ricordo la calma di prima e il misericordia di dopo lo sparo. Quasi un rito di passaggio dall’età delle fragole con lo zucchero a quella della realtà del mondo fuori casa. Un mondo grande e spaventoso in cui ancora non ho fatto l’abitudine alle atrocità assurde.

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