BISOGNOCRAZIA

Bisognocrazia. Che brutta parola cacofonica, sgradevole. Non esiste nemmeno. Molto più elegante “meritocrazia”. Più nobile. Ad indicare una corsia preferenziale per i meritevoli, i capaci. Però – come dico spesso, c’è sempre un però – meritocrazia  è un concetto talmente elevato che nelle condizioni attuali del nostro Paese sembra addirittura avulso da una realtà che, all’apposto, è talmente misera da rendere più urgente l’instaurazione di un sistema “bisognocratico”.

Si parla tanto di crescita e mal si comprende, al di là delle dissertazioni per tabù, quale contributo alla crescita possa dare la modifica dell’articolo 18, soprattutto per la parte oggetto di contestazione (ricordiamo che si discute del non reintegro del lavoratore in caso di ILLEGITTIMO licenziamento per motivi economici), mentre il problema più impellente per gli italiani “medi”, meritevoli e non, capaci e incapaci, è un altro: i soldi in tasca che sono sempre meno (addizionale regionale, addizionale comunale, IMU, benzina, IVA…).

Mi chiedo, non da economista, se sia questa la strada giusta per far crescere il Paese.  Se gli italiani (sempre quelli “medi”, intendiamoci) hanno meno soldi in tasca, sono costretti a spendere meno (vedi recente rapporto Intesa San Paolo secondo cui in termini di spesa pro capite il dato di quest’anno riporta i livelli indietro di quasi 30 anni) e se non spendono, se non acquistano non dico il superfluo, ma almeno l’essenziale, i consumi crollano e con i consumi le imprese. Sbaglio? C’è qualcosa che mi sfugge e che non riesco ad afferrare? E tutto questo rimanendo ancorati alla realtà di tutti i giorni di ognuno di noi,  al di la delle aride teorie dei keynesiani puri o di quelli che addirittura vedono nella decrescita la soluzione della crisi.

Bisognocrazia, quindi, prima della meritocrazia. Assicurare a tutti il soddisfacimento non solo dei bisogni primari ma anche di quel minimo di superfluo che garantisce serenità. Si è parlato tanto di ricerca della felicità  (Cameron in Inghilterra ha addirittura individuato l’indice della felicità sondando tramite alcuni indicatori-lavoro, salute, etc.- il benessere dei sudditi di Sua Maestà) come base per un nuovo modo di essere società civile. Le affascinanti dissertazioni sul tema sono state oscurate dal manto nero della crisi, ma se proprio felicità non si può, almeno un po’ di tranquillità sarebbe necessaria.

Solo assicurando a tutti, a prescindere dalle capacità di ognuno, un dato grado di serenità, essenzialmente economica ( è vero che i soldi non garantiscono la felicità, senza però si è sicuramente, innegabilmente poco tranquilli) si potrà poi parlare di meritocrazia.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Varie ed eventuali.... Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...