UFFA CHE NOIA IL POSTO FISSO

Sono tanto annoiata dal posto fisso che quasi quasi mi licenzio così me la spasso un po’. È logorante andare sempre nello stesso posto, fare sempre le stesse cose e che dire poi dello stipendio ogni mese? Una vera scocciatura.  Spesso ti concede il brivido di non bastare fino alla fatidica quarta settimana, a volte nemmeno fino alla terza, però sempre una scocciatura è. Vuoi mettere con l’ebbrezza continua di non avere i soldi per pagare l’affitto o le bollette? 

A parte gli scherzi e la facile ironia, è fuor di dubbio che le parole del Presidente Monti  sulla monotonia del posto fisso, in parte ridimensionate dalle sue successive dichiarazioni, sono state quantomeno una caduta di stile al pari della famosa battuta sugli sfigati. Solo che nel caso di Martone ha fatto la sua parte un tocco di ingenuità e addirittura potremmo dire che il giovane vice-ministro ha peccato per difetto: sfigati non sono solo i ventottenni non ancora laureati, ma tutti i laureati italiani che non hanno prospettive, opportunità e speranze, destinati a diventare “carne da macello”, sfruttati e sottopagati.

 Nelle parole di Monti , invece, quello che inquieta è proprio il tono “cattedratico” di chi pensa di sapere senza se e senza ma qual è il bene del Paese, promettendo, quasi minacciando di riformare totalmente il mondo del lavoro, ascoltando si le parti sociali, senza però uno spazio fattivo e vincolante per la concertazione che dovrebbe essere il cardine di qualsiasi riforma epocale anche a prescindere dall’articolo 18 (e non potete immaginare quanto mi è pesato questo “a prescindere”).

Ciò che mi preoccupa maggiormente è l’assoluta mancanza di contatto con la realtà, quella VERA, quella che la gente vive ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Una riforma del lavoro è indispensabile, sono d’accordo, ma per garantire stabilità alle famiglie, non per destabilizzarle più di quanto già lo siano. E il problema non sono solo i giovani, di cui tutti si riempiono la bocca, intendendo per giovani i 20/30enni. Il problema sono anche  i 40/45enni che non hanno mai avuto un contratto stabile, che sono cococo o cocopro o cooc  da 10 anni o più e che nella loro vita non possono costruire niente, possono solo arrancare, improvvisare e non sperare.

Della riforma del lavoro che il governo sta preparando si parla molto senza che ne siano stati ancora perfettamente delineati i contorni e, quindi, sto sparando a zero, come fanno gli altri, commentando indiscrezioni e battute poco riuscite. Non posso  e mi rifiuto di credere che chi si appresta al grande passo, alla grande riforma, non abbia chiaro che nel nostro Paese senza un contratto a tempo indeterminato non puoi acquistare né una macchina, né una casa, non puoi stipulare un contratto di fitto, non puoi chiedere un prestito. Senza contratto a tempo indeterminato non sei nessuno, sei un personaggio in cerca di … non di una autore, ma di un garante. Un bamboccione senza autonomia. In una sola parola, uno sfigato.

Flessibilità fa purtroppo rima con precarietà e precarietà con instabilità: gli italiani hanno bisogno invece di stabilità, sicurezza, certezza. Spero tanto che nella riforma si tenga conto che i lavoratori non sono numeri astratti da collocare a piacere … ma persone che pretendono un presente ed un futuro certo.

Anticipo l’obiezione che mi verrà  fatta: la flessibilità è l’unica via, garantisce a tutti di lavorare e nei momenti di passaggio tra un lavoro e un altro ci penserà lo stato … come in Danimarca con la Flexicurity: alta flessibilità e “generosa” previdenza sociale.  Solo che noi non viviamo in Danimarca e faccio una gran fatica a visualizzare una previdenza italiana generosa come quella danese.

Che dire? Speriamo che la Fornero non debba piangere ancora…

 

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