IL SANTO E IL MARE DEI VELENI

C’era una volta un Santo passato alla storia per il suo motto Charitas e per aver fondato l’ordine dei Minimi: San Francesco di Paola che attraversò lo stretto di Messina sul suo mantello, patrono prima del Regno delle due Sicilie, poi della Calabria e della gente di mare. In Calabria non c’è famiglia senza un Francesco o una Francesca in onore del Santo eremita, poverello e iroso che, nella tradizione popolare, usava il bastone insieme alla carità. Un Santo il cui ricordo, ormai memoria storica remota,  è così vivo nella gente di qui che sembra un parente in carne e ossa, un amico saggio a cui chiedere un consiglio, un favore o una grazia, senza quella sacralità bigotta e leziosa che a volte rende antipatici perfino i santi.

 San Francesco di Paola è uno di casa, un po’ rozzo , quasi rissoso, ma affidabile: protegge dal peggio , non dall’inevitabile, è un Santo realistico e , infatti,se capita una disgrazia si dice sempre: “se non fosse stato per san Francesco chissà che altro accadeva”, accettando con rassegnazione dignitosa e antica il danno che poteva essere catastrofe.

Vi starete chiedendo perché ne parlo. I Santi non fanno notizia da vivi pensate da morti e il nostro S. Francesco è morto secoli fa. È più interessante e accattivante parlare di coloro che Santi non sono, no? Abbiate pazienza e lasciatemi raccontare di un avvenimento di questi giorni che mi ha fatto sorridere ironicamente …  anzi amaramente.

Nel 2007, nella ricorrenza del cinquecentenario della morte del Santo, nelle acque antistanti Paola, sua città natale, a 23 metri di profondità, fu posta una statua bronzea che è misteriosamente scomparsa nei giorni scorsi. C’è chi parla di furto, chi di un peschereccio che l’avrebbe spostata accidentalmente con le reti a strascico. Il fatto certo è che la statua di San Francesco non c’è più.

Perché mi fa sorridere la scomparsa di una statua dal fondo del mare? Sorrido perché quel braccio di mare, un paio di anni fa , divenne tristemente noto per una vicenda meno folkloristica : è il mare dei veleni, quel mare tra Cetraro e Amantea, dove un pentito disse che la ndrangheta aveva affondato navi – non si è mai capito se una o più di una – cariche di rifiuti tossici. La notizia fu prima confermata poi smentita e, infine, passò nel dimenticatoio.  Per mesi ci siamo controllati allo specchio temendo di essere diventati fosforescenti, abbiamo smesso di mangiare pesce (per me, vegetariana, non è stato un gran danno) e abbiamo fatto congetture su quello che sarebbe accaduto. D’improvviso il caso si sgonfiò come una bolla di sapone…

E torniamo a S. Francesco… durante le ricerche della statua, i sommozzatori hanno individuato un relitto finora ignoto, sicuramente innocuo, risalente probabilmente all’800 ed è qui che ho cominciato a sorridere… Il ritrovamento di quella nave antica mi ha acceso una lampadina. La statua non è scomparsa. S. Francesco, che con i prepotenti non è mai stato … delicato, è scappato! Ora vaga per quel mare, forse avvelenato, a caccia di relitti … e chissà se si farà ritrovare, brandendo il suo bastone, sulla prua di un altro relitto, meno antico e meno innocuo… chissà…

È solo fantasia. Non ci sono navi dei veleni. Non vorrei attirarmi le maledizioni di chi si è tanto preoccupato per risanare la reputazione ambientale di quel tratto di mare peraltro splendido. Ho voluto ricordare quella strana stagione di pseudo-minacce radioattive per riflettere sul fatto che una notizia del genere non avrebbe dovuto essere sbattuta in prima pagina senza verificarne la veridicità lasciando  nella popolazione, ancora oggi, il dubbio… e se tutto d’un tratto diventassimo veramente fosforescenti ? San Francesco, pensaci tu…

 

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3 risposte a IL SANTO E IL MARE DEI VELENI

  1. Dino ha detto:

    Complimenti… bella davvero… anche se il mio realismo è al quanto catastrofico ricordo di vicende assurde come furti di materiale bronzeo e rame nei cimiteri o chiese… la crisi è anche questa… al sud rubano per fame anche le statuette di San Pio da Pietrelcina… 😉

  2. Christian Barraco ha detto:

    Un bel racconto anche se dal risvolto triste. Risvolto che é però tristemente reale. Ora vivo saltuariamente in Italia e per il resto in Germania; in pochi mesi ho già notato due differenze fondamentali, differenze culturali ma oserei dire quasi genetiche. la prima é che loro sono emozionalmente ritardati ovvero sono privi dei picchi emozionali di cui i popoli mediterranei sono pervasi; questo in ogni ambito sociale. La seconda é storicamente e scientificamente provata: le culture nordeuropee sono più conformi a sottomettersi alle regole dettategli, senza ribellarsi, e questa diversità si rifà ancora a quella suddetta. L’italia é la mia patria e io l’adoro; Anch’io ho origini meridionali,siciliane, e adoro la Sicilia. La cultura italiana e tra le più radicate nel mondo e anche tra le più studiate, ostentate e invidiate perfino. Ma nel mondo economico e finanziario non penso che avremo mai un successo pari a quello tedesco, proprio a causa della nostra veracità, del nostro continuo discutere tra di noi..

  3. Christian Barraco ha detto:

    .. dell’incapacità di prendere una scelta, giusta o sbagliata che sia, e di portarla fino in fondo; e infine del poco penso del sociale che abbiamo, preferendo maggiormente una società basata sull’individualismo e non sulla collettività; difatti non riusciamo mai a stabilire regole che portino benefici alla quasi totalità del collettivo solo perché le stesse nuociono ad un gruppo ristretto di individui che vogliono a tutti i costi mantenere il loro PRIVILEGIO. Il problema é proprio questo: il privilegio. Finché esisterà non ci sarà mai giustizia sociale. Schopenhauer scrisse durante un suo soggiorno a Firenze:”L’ Eldorado é sulla terra. Con l’Italia si vive come con un’amante,oggi in furibondo litigio,domani in adorazione. Con la Germania invece come con una donna di casa, senza grosse arrabbiature ma senza grande amore.” Saremo sempre dei grandi inventori ed artisti, ma mai dei grandi economi.

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