FEMMINA MERIDIONALE

ANNA MARIA RUSSO FEMMINA MERIDIONALEFemmina e meridionale. Femmina , meridionale e dotata di cervello anche se non in fuga perché fuggire è più facile che restare a combattere, a lottare contro i pregiudizi e contro un malcostume endemico che tarperebbe le ali anche all’arcangelo Gabriele.

Femmina e meridionale, di quelle legate a valori antichi :la famiglia, il rispetto, l’amicizia, la generosità verso il prossimo. Con mille difetti, tra cui l’orgoglio, la testardaggine, la passionalità esasperata che a volte diventa aggressività, e un grande pregio,  l’apertura mentale e qui qualcuno si metterà a ridere. Eh si, le femmine meridionali , dipinte per preconcetto come bigotte chiuse al mondo, in realtà sono tutto l’opposto. A  differenza dei maschi (meridionali e non) non temono le novità, qualsiasi esse siano, e le affrontano, vi si adattano, ne traggono benefici ,anche quando non ve ne sono.

Femmina e meridionale di una lunga stirpe: a partire da mia madre (Femmina Meridionale con le maiuscole!) che per avvicinarsi a casa, da impiegata si trasformò in tecnica e quando girava con la panda dell’Enel, una delle prime donne in Calabria, la gente l’additava come una stranezza, un’anomalia del sistema ordinato che al sud, e forse non solo al sud, esigeva (o esige?) che siano esclusivamente i maschi a fare certi lavori. E la mia prozia, “principessa” contadina poliomielitica dagli occhi di ghiaccio che per tutta la vita ha impugnato il suo bastone come uno scettro, intaccando bastoncini di legno con un coltellino affilato per tenere i conti del raccolto delle olive o dell’uva. E le mie nonne: quella materna che aveva fatto solo la terza elementare ma conosceva l’enciclopedia medica a memoria e mi ha sempre detto “renditi indipendente economicamente”, e quella paterna che a quasi 95 anni, dopo una vita di dolore e lutti, immobilizzata su una sedia a rotelle, ancora amministra la “terra”. E mia cognata che con un colpo di spugna ha cambiato vita: da commercialista a barista-pasticcera e ora i suoi dolci son i più buoni della città. E la piccola Veronica che quando , qualche giorno fa, scoraggiata da una situazione che non riuscivo a sbrogliare, ho detto  “Vattene da qui, salvati”, mi ha risposto, dall’alto dei suoi 18 splendidi anni “Se sei rimasta tu, posso rimanere anche io”.E Celeste, odontoiatra da record e 110 e lode, Anita scricciolo di donna combattiva più dei suoi colleghi maschi, Loredana dagli occhi e dai modi delicati e una fibra d’acciaio inossidabile… per arrivare a Rosa, bocciolo di femmina meridionale e orgoglio di zia , che a 6 anni è bravissima in tutte le materia ma è anche la capo banda della sua classe di quasi tutti maschietti…

Non sto scrivendo per autocelebrarmi o per celebrare le mie conterranee. Scrivo per rabbia e orgoglio ferito e, anche, per stanchezza perché se passi una vita intera a dimostrare che vali ,prima o poi, ti stanchi pure.

Stanchezza non vuol dire arrendersi. La resa non ci appartiene geneticamente.  La rassegnazione, invece, si. E sembra un paradosso: come fa una a non arrendersi se è rassegnata? È la sindrome di Don Chisciotte: combattiamo contro i mulini a vento. Mulini che hanno nomi diversi : stereotipi, pregiudizi, arroganza, maschilismo…

E mentre scrivo, mi rendo conto di essere in errore. Non è una questione geografica. La forza non è prerogativa esclusiva delle meridionali, come il preconcetto non lo è dei maschi del sud. Le donne , ops, le femmine di cui ho scritto potrebbero essere anche valdostane o lombarde, no? Anche olandesi o filippine… il punto è che fondamentalmente non sono nemmeno femminista. Non credo, per esempio, che alle donne debbano essere riconosciuti privilegi di trattamento (tipo le quote rosa) a prescindere dai meriti. Sono, però, assolutamente convinta che esistono ancora maschi che si rapportano alle donne, alle femmine peggio di quanto avveniva 50 anni fa. Alcuni maschi della mia generazione, infatti, non hanno “giustificazioni culturali” per motivare il loro non sapersi relazionare con il sesso opposto. Sono nati e cresciuti da madri già indipendenti, in contesti scolastici, universitari e lavorativi in cui una pseudo parità era ormai consolidata, eppure a volte ti sconvolgono e sorprendono (ma poi mica tanto, in fondo te lo aspetti) apostrofandoti con un “femmina!” che non ha niente del tono elogiativo con cui lo sto usando io. Perché? È forse paura la loro? Paura di sentirsi minacciati nella gestione del proprio “territorio”? O paura di mettere a nudo le proprie debolezze, paura di farsi scoprire deboli di fronte  ad una forza in indiscutibile evoluzione? Non lo so. Anzi, lo chiedo a voi, femmine e maschi, che leggete…

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Femminilità, Meridionalità e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a FEMMINA MERIDIONALE

  1. Riccardo Infantino ha detto:

    Non vorrei deluderti, ma a me (individuo di sesso maschile) piace il cambiamento, e credo che la vera civiltà sarà raggiunta solo quando ci si rapporterà agli altri prima di tutto come persone, per interessarsi poi (se è il caso) alla loro determinazione sessuale. Chi mi ha insegnato questo? Un innato spirito di curiosità e lo studio del Tao, che a differenza della cultura occidentale, classificatoria, vede il cosmo come incessante fluire dello Yn e dello Yang. A proposito, mio padre era di Gioia Tauro, e quando vedo qui a Ronciglione (dove abito ormai da 16 anni, venuto da Roma) gli olivi alti come i noccioli mi viene da sorridere, dato che ho negli occhi le piante gigantesche che crescevano a Palmi, Seminara, Gioa Tauro, Rosarno. Quelle con le quali davvero potevi scavarti il letto, come fece Ulisse ad Itaca.
    Riccardo Infantino (anche su Facebook).

  2. Marinella ha detto:

    … una forza induscutibile, non in evoluzione, ma da sempre evoluta, da sempre superiore. Una forza in continuo “disvelamento”, non più nascosta, non più segreta, ma palesemente fiera di essere tale. Io mi sento una femmina rappresentativa, rappresentativa dell’ Unità d’Italia; metà terrona e metà polentona posso affermare con certezza che sì, hai proprio scritto di tutte le donne: calabresi, valdostane ecc… e anche di tutti gli uomini che personalmente non mi sconvolgono e non mi sorprendono. Più le donne (o femmine, che dir si voglia, nell’accezione più alta e meno animalesca del termine) manifestano la loro forza e più gli uomini … restano al palo. Non farei loro una colpa, sono così e basta, sono meno evoluti, nel senso che hanno dovuto ingegnarsi di meno per poter affermare le loro opinioni e i loro diritti, o forse hanno semplicemente avuto una evoluzione diversa e qui mi fermo perchè neanch’io sono mai stata femminista, ho sempre guardato i cortei anni ’70, a suon di “l’utero è mio” “io sono mia” “d’ora in poi comanderemo solo noi”, con una certa perplessità, consapevole del fatto che noi donne “stavamo sparandoci nelle balle” (in senso metaforico e no). 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...