Secondo la Boldrini-in-miniatura io sono razzista!

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Razzista! Mi hanno chiamata razzista perchè difendevo una questione di principio fondamentale: tutti, senza distinzione di razza, colore, religione, sesso hanno uguali diritti e uguali doveri. Se si prescinde da questo assunto di base, si esaspera quel buonismo senza senso, ingiustificato e offensivo sia per chi ne è oggetto che per chi lo subisce, un buonismo pietoso che porterà alla deriva senza ritorno della società civile così come siamo abituati ad intenderla.

Partiamo dai fatti. Treno regionale di un venerdì pomeriggio zeppo di pendolari che in Calabria si adattano ad un servizio di trasporti regionale risicato data la povertà della disgraziata regione – tra le ultime in Europa – in cui peraltro l’evasione la fa da padrone. I paganti, lavoratori che si sobbarcano ore di viaggio avventurandosi tra coincidenze azzardate, attese, ritardi e quant’altro, finiscono per accollarsi le spese del trasporto dei furbi e dei disgraziati che i soldi per pagare non li hanno veramente. I furbi sono di tutti i colori, i disgraziati pure. Continua a leggere

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Storia dei pini condannati a morte

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C’è un comune sul tirreno cosentino che ha un viale abbellito da pini imponenti, alberi con rami ricchi e imperiosi la cui ombra, nelle roventi estati calabresi, offre ristoro e il cui verde deciso, stagliandosi contro il blu del cielo, rallegra la vista e scalda il cuore. Ai pini di Belvedere Marittimo  è stata dichiarata guerra in nome dell’incolumità della popolazione minacciata da queste armi… biologiche!

Partiamo da un fatto accaduto di recente. Il 2 maggio in una via del Comune uno dei pini sfortunatamente è caduto. Apriti cielo! Un movimento locale “Meetup Belvedere in MoVimento – Amici di Beppe Grillo” ha parlato di tragedia annunciata visto che sin da novembre scorso, su segnalazione dei cittadini (?), il movimento in questione aveva già denunciato il grave pericolo che incombeva sugli abitanti del comune calabrese. Caduto il pino, il MeetUp ha parole di fuoco per l’Amministrazione Comunale che ha sottovalutato la minaccia e il pericolo rappresentato dai pini chiedendone immediatamente l’abbattimento!
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Tra le tue braccia…

festa della mamma 2016C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.

(Alda Merini)

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Buon 1 Maggio a lavoratori, pensionati e disoccupati

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Cent’ anni e più sono trascorsi da allora e la Festa dei Lavoratori si continua a celebrare per ricordare i morti di allora e quelli di ora, i feriti, i bambini sfruttati nel mondo come manodopera, le donne sottopagate e costrette in un Paese civile come il nostro a firmare dimissioni in bianco nel caso dovessero decidere di diventare madri.

Tanti hanno combattuto per i diritti e la dignità di cui godiamo oggi, ma tanto ancora c’è da fare nel mondo perché il lavoro sia strumento di vita e non penitenza inutile. Celebriamo per ricordare, quindi, festeggiamo per migliorare…

Buon 1 Maggio a tutti, lavoratori, pensionati, precari, disoccupati.

Articolo completo : 1 Maggio per non dimenticare

Foto : fonte https://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2013/01/1000×600-false-1320856903sito-quarto-stato.jpg

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La morte di Casaleggio

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Gianroberto Casaleggio, Co-fondatore, guru del Movimento 5 Stelle è  è morto oggi a soli 61 colpito da un ictus. Per chi lo ha amato è una perdita dolorosa. Chi lo ha detestato, oltre ogni ipocrisia, non può non riconoscergli il merito di aver stravolto e reinventato il modo di far politica nel nostro Paese.

Così si autodefiniva : “”Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive”.

Le domande su futuro del Movimento dopo la sua morte le lasciamo ai prossimi giorni. Ora è il momento del semplice cordoglio, per chi la pensava come lui e per chi la pensava diversamente.

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Selvaggia, patrona di Calabria

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Cominciamo così. La Calabria non è un altro paradiso. La Calabria “è il paradiso che in realtà è l’inferno, anzi un purgatorio infinito dove scontiamo pene anch’esse infinite di cui disconosciamo la maternità: non sono nostre le colpe per cui paghiamo, non sono nostre le colpe del disastro in cui viviamo”. Lo avevo scritto in Calafrica in uno dei tanti momenti di scoramento che solo noi calabresi possiamo capire.

Quello scoramento che ti viene dal sentirti inutile e impotente peggio di Don Chisciotte davanti ai mulini a vento perchè i calabresi sono da decenni in balia di amministratori che, più di qualsiasi altra regione italiana, hanno banalizzato, imbarbarito, volgarizzato il significato del nobile termine politica. Hanno amministrato i loro interessi non la res pubblica, ricattando i deboli in nome del pezzo di pane.

La Calabria sforna intelligenze e cervelli e poi li esporta, perchè terra ingrata, li costringe a mendicare e li strema costringendoli ad espatriare. Chissà , per esempio, quanti giovani grafici calabresi lavorano in agenzie pubblicitarie del nord o dell’estero…

E arriviamo all’argomento di questo post. Continua a leggere

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La normalità del figlio del mostro sulla TV di Stato

Rosaria aveva 22 anni quel maledetto maggio del 92. In una chiesa gremita gridava il suo dolore di giovane donna e madre a cui la mafia, a cui Totò Riina aveva rubato il cuore. Vito, suo marito, era saltato in aria insieme al giudice Falcone e Rosaria, più dei politici, più di chiunque ad ogni livello, trovò le parole giuste per rappresentare i sentimenti dell’intera nazione. Ricordiamole, quelle parole, che risuonarono dolenti e strazianti ,ma straordinariamente imponenti e potenti.

“Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato… chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare”.

Ricordiamole oggi quelle parole dopo che la televisione di Stato ha dato voce al figlio del mostro. Continua a leggere

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