Pia, Francesca e Desdemona come Carmen: assassine!

Rossetti_-_Pia_de_TolomeiCarmen, bella, coraggiosa e oltraggiosa, sensuale e forte, è noto ai più che nella omonima opera di Bizet muore pugnalata dall’innamorato respinto Josè. Femminicidio, si direbbe ora. E, quindi, visti i tempi che corrono in cui l’orrore si combatte non con i fatti ma con l’ipocrisia, domenica scorsa 7 gennaio al teatro del Maggio musicale fiorentino in occasione del debutto dell’opera con la regia di Leo Muscato, si è pensato bene di risolvere la questione della morte di Carmen, non in sintonia con il politically correct tanto di moda, cambiando – con il plauso del Sindaco di Firenze, Nardella – il finale: Carmen, invece di soccombere, ha sparato a Josè… l’ipocrisia in questo caso ha subito un oltraggio imprevisto quanto dovuto perchè l’arma usata da Carmen, carnefice e non più vittima,  ha fatto cilecca provocando l’ilarità e lo sberleffo del pubblico. La tragedia si è trasformata  in ridicola farsa e quella che doveva essere una condanna del femminicidio ha assunto i toni della pacchianata.

Questi i fatti partendo dai quali, sdrammatizzando l’accaduto, e con un pizzico di irrispettosa goliardia si potrebbe cercare di applicare il “metodo Carmen” ad altre tragiche eroine della letteratura, così per gioco, tanto per provare quanto stupida e inopportuna sia stata la trovata del ribaltamento dei ruoli escogitata a Firenze. Continua a leggere

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Abiti neri sul tappeto rosso

golden-globes-2018La cerimonia di premiazione del Golden Globe è di solito una passerella lussuosa tanto scintillante che non bastano i termini anglofoni più abusati per definirla: la fiera del glamour più esasperato con lustrini e pailletes,  colori accesi e mise provocanti.

Quest’anno è stato diverso. Il colore dominante è stato il nero, non in segnodi lutto ma come segno di potere. Una sfilata di donne in nero, donne forti, energiche, in lotta contro le molestie e un modo di pensare tanto logoro e abusato che puzza di marcio pur avendo radici profonde e difficili da sradicare. Continua a leggere

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Storia di sacchetti e fiocchi di latte

Sui social network, in particolare su facebook, in questi giorni si discute animatamente di sacchetti. Per chi ancora non lo sapesse dal primo gennaio 2018 è entrata in vigore una legge, approvata lo scorso agosto, che ha previsto l’introduzione di nuovi sacchetti biodegradabili da far pagare ai consumatori per imbustare frutta e verdura nei supermercati. Il costo di ciascun sacchetto si aggirerà su 1-5 centesimi. Non è il costo il punto cardine della questione.

Non entrando nel dettaglio dell’adozione del provvedimento che comunque non deve imputarsi, come si fa sempre in casi analoghi, all’Europa (per maggiori chiarimenti clicca qui), ciò sui cui si vuole riflettere è la divisione in fazioni contrapposte tra chi si indigna e chi si stupisce dell’indignazione.

Le reazioni dei consumatori, secondo quanto si legge sui social, sono duplici: da un lato chi condanna il provvedimento e si lamenta della tassa e chi, invece, sostiene che a fronte di altri rincari più  importanti (luce, gas) è ridicolo lamentarsi per uno o due centesimi in più.

La discussione dai toni accesi e con insulti tra le parti non tanto velati mi ha riportato alla mente un evento di cui lessi qualche anno fa ma che non ebbe grande risalto sui nostri media. Mi riferisco alla rivolta dei fiocchi di latte che scoppiò in Israele nel 2011.

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Femmina Meridionale è tornata !

Gli inizi di ogni anno nuovo sono caratterizzati dalla tradizionale lista dei buoni propositi che poi vengono regolarmente smentiti, sfumando nel corso dei mesi in sogni sbiaditi, cancellati dalla scarsa volontà e dagli imprevisti.

La mia lista, quest’anno, dovrà diventare una regola, una legge senza deroghe , un obbligo, un dovere verso me stessa e verso il mio tempo.  Il primo dei miei comandamenti sarà, infatti, quello di non sprecare il tempo. In occasione degli auguri di fine anno, su Facebook ho esortato ad apprezzare gli istanti, a godere del momento e  a non trascurare le persone che riempiono e impreziosiscono il nostro tempo, a non lasciare che i minuti scorrano senza baci, sorrisi, carezze, sguardi. Ho augurato 2018 un felice di tempo goduto… e così dovrà essere il mio.

Il mio secondo comandamento sarà conseguenza del primo: non somatizzare emotivamente questioni di importanza relativa e quindi circoscrivere gli accadimenti della vita, soprattutto quella lavorativa, in un ambito ovattato, schermato e diviso dal resto. Continua a leggere

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Nè luci, nè fuoco… solo alberi

Con lo slogan “Luci, non fuoco” un comune del tirreno cosentino, Belvedere Marittimo, il mio comune, ha fatto parlare di se nei giorni scorsi per quella che sembra una lodevole iniziativa: un abete bruciato illuminato al posto del tradizionale abete natalizio. Un abete bruciato per testimoniare l’attaccamento alla natura e al verde martoriato dagli incendi disastrosi e vandalici che ogni estate devastano il nostro territorio. Potreste pensare che l’amministrazione che ha ideato questa inconsueta e nobile rappresentazione dello spirito natalizio, sia dedita alla tutela del verde con abnegazione e sentito senso civico.

Sono residente da un anno in questa stupenda località di cui, ancor prima di trasferirmi, su queste pagine vi avevo già parlato in occasione di un evento che mi aveva turbato e che con la tutela del verde, con l’abnegazione di cui sopra ha poco a che fare.

Vi avevo raccontato di alcuni pini condannati a morte,  pini imponenti con rami ricchi e imperiosi la cui ombra, nelle roventi estati calabresi, offriva ristoro e il cui verde deciso, stagliandosi contro il blu del cielo, rallegrava la vista e scaldava il cuore. A quei pini la stessa amministrazione che ora si fregia dell’albero bruciato, aveva dichiarato guerra Continua a leggere

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Il ragazzo che vestiva all’occidentale

Karar-Nushi-mortoKarar Nushi giovane e bello. I capelli lunghi e biondi e occhi scintillanti di sogni, passione e consapevolezza. Karar Nushi sognava, infatti, pur sapendo di doversi scontrare contro forse oscure e malevole per poter realizzare i suoi sogni.

Lo chiamavano il Brad Pitt iracheno, ma a guardare le foto che lo ritraggono forse era anche più bello di Brad Pitt.

Lo hanno torturato e ammazzato a coltellate. Perchè era bello, aveva i capelli lunghi, voleva partecipare ad un concorso di bellezza maschile e forse era omosessuale ed era pure credente. Il suo Dio sicuramente non era lo stesso di quello dei suoi assassini. Il Dio di Karar Nushi è il Dio che accoglie e ama, non quello che odia, disprezza, allontana.

Lo hanno torturato e ammazzato come hanno fatto con tante altre ragazze e ragazzi che sollevano la testa, che alzano gli occhi e non li abbassano davanti alla chiusura del loro mondo. Ragazze e ragazzi che non ci stanno a vivere vite senza sogni.

E i buonisti-da-social-network continuano a dire che non stiamo vivendo una guerra di religione… in fondo hanno ragione: non è una guerra cristiani contro musulmani… è una guerra tra il Dio buono dei giusti e il Dio cattivo degli assassini.

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Spazzatura puzzolente e… salata

Tante volte ho parlato di Sud su questo blog e soprattutto di Calabria (Calafrica). Tante ma non bastano mai per raccontare e testimoniare le vicende della mia terra bellissima e disgraziata. Ne parlo anche oggi e ne parlerò anche domani, se necessario, perchè tacere è come girarsi dall’altra parte e l’ignavia non è tra i miei tanti difetti.

Fino a gennaio scorso risiedevo in un minuscolo comune del tirreno cosentino, Acquappesa, in cui la raccolta differenziata porta a porta è realtà consolidata da qualche anno. I cassonetti non fanno parte più dell’arredo pubblico (con l’eccezione di quelli per i pannolini, chiusi a chiave) e per i cittadini, all’inizio intimoriti dai bidoni colorati e  dalla classificazione dei rifiuti, la raccolta differenziata è diventata routine virtuosa.

Dall’inizio di quest’anno risiedo, per vari motivi che sarebbe lungo spiegare ma non distanti dalle ragioni del cuore, a Belvedere Marittimo, comune che già conoscevo bene e di cui mi impressionava negativamente la presenza per strada di quei cassonetti ricolmi di rifiuti che per me erano solo un ricordo sgradito. Continua a leggere

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